Nel recupero, non solo critico, della grande tradizione pittorica del passato Stefano Montagna affonda la propria ricerca di una pittura grande e moderna. Grande, perché si spinge a riguadagnare attraverso l'altezza dell'intonazione e l'adeguatezza dei contenuti formali, la nobiltà della sua funzione individuale e collettiva; moderna, perché della modernità gode e subisce, senza sensi di colpa, tutte le attrazioni. La pulizia e la ricercatezza delle sue opere non sono vuota memoria di un paradiso (artistico) perduto, ma precognizione di uno spazio edenico futuro, che non può limitarsi alla superficie dipinta di una tela. Sorprende che queste evidenze siano affidate a un linguaggio senza languori, vivente per sottrazione anziché per accumuli ed eccessi, un linguaggio fondato su un equilibrio quasi miracoloso tra espressione e silenzio. E anche quando il silenzio si fa più profondo, non si rimane mai toccati dalla percezione del vuoto che provoca le vertigini: è il silenzio della meditazione che sa riempirsi di tutte le vite possibili. Ciò che potrebbe sembrare povertà è la ricchezza di questa pittura.


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Stefano Montagna

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